ARCHITETTURA D'INTERNI
Uno studio come una casa
progetto di STUDIOMONTI Claudio Monti, Francesco Muti
con Laura Rovelli, Alberto Belli, Lara del Chiaro
foto di Roberto Schezen
testo di Matteo Vercelloni
Un modo di progettare carico di valori legati
alla lunga tradizione della migliore architettura d'interni che definisce
gli spazi come un complesso di relazioni tra ambienti e arredi fissi,
ricca del piacere nell'uuso di materiali e colori, tesa verso il fine
di creare sensazioni ed emozioni, sembra essere la strada che Claudio
Monti e Francesco Muti hanno intrapreso nell'affrontare il progetto per
il proprio spazio di lavoro, uno studio nel centro di Milano che al connubio
casa-lavoro, che abbiamo sentito con insistenza ripetere negli anni di
diffusione di Internet, sembra sostituire il concetto di trasformare l'ufficio
in sorta di accogliente e confortevole ''spazio domestico'', in sorta
di ''casa impropria'' dove ogni giorno fa piacere ritornare.
L'impiego di materiali caldi, come legni e moquette, di pietre cerate
(meno fredde di quelle semplicemente lucidate) e di un'attenta regia nella
disposizione e selezione delle luci, caratterizza l'ufficio disposto su
due livelli, cui però si affianca l'alta tecnologia degli schermi
al plasma o a cristalli liquidi, dei proiettori da computer distribuiti
quasi in ogni ambiente.
I tradizionali oggetti tecnologici dell'Home cinema si trasformano qui
in strumenti del progetto, sottolineando le nascoste potenzialità
espressive offerte da questa tecnologia in continua espansione, che può
diventare di volta in volta inusitata quanto magica fonte luminosa o quadro
incorniciato in continuo cambiamento; in sintesi un formidabile tool per
creare e offrire nuove e aggiornatissime emozioni.
In questo raffinato ed elegante spazio di lavoro, dove ogni dettaglio
è stato oggetto di estreme attenzioni, compreso il locale tecnico
schermato da una vetrata polarizzata a controllo elettronico, le potenzialità
offerte da un altro uso degli schermi e dei proiettori, si affiancano
ad un rigore architettonico che vuole essere allo stesso tempo accogliente
e confortevole.
Nell'ingresso una grande parete bianca, unico brano non rivestito dalla
boiserie modulare che nasconde contenitori e passaggi tecnologici, è
assunta come schermo su cui proiettare dei filmati curati dagli stessi
progettisti con Luca Scarzella dello Studio Stalker, che caricano di colore
ed espressione in movimento lo spazio d'entrata.
Nelle sale riunione, monitor a cristalli liquidi sono incassati in essenziali
paraventi lignei trasformando l'aggressività dell'oggetto tecnologico
in quadro digitale dinamico, dove trasmettere sia presentazioni dei progetti
per i clienti, ma anche immagini che cambiano di giorno in giorno, come
in una galleria d'arte personale e flessibile, di cui un altro schermo,
incorniciato come una quadro vero e proprio, appoggiato a terra di fianco
ad un divano di Eileen Gray, costituisce la sintesi programmatico-espressiva
di questa riuscita sperimentazione. Vetrate incorniciate da sottili infissi
metallici rivestiti di legno scandiscono gli spazi delle sale riunione
e di lavoro del piano terreno, schermate dall'esterno con una serie di
tende a maglia quadrata traforata.
La scala centrale, rivestita di legno, conduce al piano sottostante pensato
come articolato spazio unitario di lavoro e incontro dove le pareti perimetrali
sono pensate come una successione di layer materico-funzionali costituiti
da un primo strato di tendaggi dello stesso tipo di quelli impiegati al
piano d'ingresso e da un secondo livello formato da una parete libreria
modulare in legno a tutt'altezza, adibita a raccogliere campioni di materiali
e strumenti legati ai progetti in corso in appositi contenitori su disegno,
alveolari, ad anta e a cassetti.
Le pareti-scaffale scandiscono lo spazio disegnando le stanze di lavoro
e la zona salotto organizzata di fianco alla scala. Dopo i bagni rivestiti
di pietra cerata e lo spazio pranzo, caratterizzato da un insolito lucernario
composto da sei schermi al plasma collocati a soffitto che trasmettono
le nuvole del cielo illuminando con la loro luce il tavolo sottostante,
la parete scaffale si trasforma in microarchitettura d'interni piegandosi
in curva, a disegnare una circonferenza-studiolo rinascimentale, per organizzare
la biblioteca. Luogo di studio che s'incastra nella parete-sandwich di
vetro e tessuto che separa dal luogo per il corpo: un'attrezzatissima
palestra privata con vasca idromassaggio collettiva, per riunioni informali
e di grande relax. |